12 06 2012

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BACHISIO ZOLO: Milioni alle associazioni e i ciechi rischiano l’indennità d’accompagnamento

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato in questo blog una nota intitolata “GOVERNO: 3.000.000 di euro all’UIC senza vincolo di destinazione”.
Il commento dell’Unione Ciechi d’Europa sui 3.000.000 di euro assegnati all’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti dal Governo Monti senza vincolo di destinazione, certificati dal DPCM del 1 Marzo 2012 (pubblicato in G. U. 23 Maggio 2012 n. 119).

Viste le numerose condivisioni sui social network e le richieste di approfondimento arrivate via e-mail abbiamo deciso di analizzare la questione con il dott. Bachisio Zolo, Consigliere nazionale dell’Unione Ciechi d’Europa, Direttore dello Ierfop (Istituto Europeo Ricerca e Formazione Orientamento Professionale), Commendatore della Repubblica, e insegnante non vedente di Lettere presso un Liceo di Cagliari.

Dott. Zolo come mai tanta attenzione circa i finanziamenti pubblici all’Unione Italiana Ciechi?

L’Unione Italiana Ciechi essendo un’associazione privata può rappresentare solo i suoi soci iscritti e non tutti i ciechi o gli ipovedenti italiani. Questa associazione, sulla quale è in atto una procedura di commissariamento a causa di un falso in bilancio, riceve da Stato, Regioni ed enti pubblici una valanga di finanziamenti, di cui peraltro non giustifica le spese.
Come associazione denunciamo l’illegittimità e l’arbitrarietà delle concessioni, ancor più perché non soggette a controllo da parte degli organi preposti.

I soggetti che ricevono contributi pubblici sono obbligati per legge a trasmettere il bilancio annuale al Ministero degli Interni. La Corte dei Conti, effettuati i dovuti controlli, dovrebbe consegnare una relazione annuale allo stesso Ministero. Negli ultimi cinque anni la Corte dei Conti ha prodotto solo una relazione per quanto riguarda l’Uici. Fatto curioso se pensiamo che Antonio Borgia, sindaco revisore dell’Uici, riveste anche il ruolo di Funzionario dirigente presso il Ministero degli Interni.
L’Uici, invece, non ha consegnato un bilancio completo, ma solo quello relativo alla sede centrale (omettendo i bilanci della altre 90 sedi regionali). L’Uici, non avendo base federativa, dovrebbe presentare un unico bilancio che comprende il patrimonio delle sedi periferiche.

Questi finanziamenti come vengono utilizzati?

In trent’anni di attività, a nostro parere e considerando i finanziamenti ricevuti, l’Uici non ha investito nel miglioramento della condizione dei disabili sensoriali, tenendoli assoggettati all’indennità di accompagnamento (che non ha subito variazioni se non gli adeguamenti previsti dall’Istat!) e senza investire in strumenti e servizi utili per il raggiungimento di una reale autonomia sociale e lavorativa.

Esistono altre associazioni a tutela della categoria? Se sì come mai la supremazia dell’Uici?

L’Unione Italiana Ciechi, nata come associazione non riconosciuta, venne eretta in ente morale con regio decreto 29 luglio 1923 n. 1789. Con decreto legislativo in data 26 settembre 1947 n.1047 sono state attribuite all’Unione le funzioni di rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali, che ancora oggi esercita arbitrariamente. Con il Decreto del Presidente della Repubblica (23 dicembre 1978) è stata poi qualificata quale ente morale con personalità giuridica di diritto privato. In pratica ha perso la veste pubblica ma non i privilegi connessi!
Un altro elemento da porre in evidenza è la somma di poteri in mano al Presidente nazionale Uici, in carica dal 1986 è altresì Presidente Nazionale I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dal 1991, Componente del Consiglio di Amministrazione della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi (dal 1990), Presidente del Consiglio Nazionale dei Disabili per i rapporti con l’Unione Europea – CID.UE (dal 2007) e Presidente del Forum Italiano sulla Disabilità (dal 2008).
Soltanto a partire dai primi anni ’80 sono nate altre associazioni con lo scopo di tutelare la categoria e le problematiche inerenti, tutte escluse da questi lauti finanziamenti nonostante l’impegno e la presenza nel territorio.

In allegato, a testimoniare quando scritto, alcune delle Leggi regionali che dimostrano i contributi erogati all’Uici.
Deliberazione della Giunta Regione Puglia 19 dicembre 2003, n. 2154
Legge Regione Abruzzo 8 maggio 1995 n. 107 art. 3
Legge Regione Abruzzo 3 aprile 1990 n.30
Legge Regione Abruzzo 13 aprile 1995 n. 49
Legge Regione Abruzzo 29 novembre 1982 n.87 art. 2
Legge Regione Basilicata 4 aprile 1989 n. 7
Legge Regione Calabria 11 agosto 1986 n. 35
Legge Regione Calabria 13 novembre 2002 n. 44
Legge Regione Campania 2 agosto 1982 n. 34
Legge Regione Friuli 18 Aprile 1997 n.18
Legge Regione Lazio 24 maggio 1990 n. 58
Legge Regione Liguria 26 luglio 1993 n. 35
Legge Regione Lombardia 9 agosto 1993 n. 24
Legge Regione Molise 25 Maggio 1990 n. 24
Legge Regione Puglia 11 gennaio 1994 n. 2
Legge Regione Sardegna 23 Febbraio 1968 n. 14 e successive modificazioni
Legge Regione Sicilia 3 ottobre 2002 n. 14 art. 12
Legge Regione Sicilia 28 marzo 1986 n. 16
Legge Regione Sicilia 30 Aprile 2001 n.4
Legge Regione Sicilia 11 maggio 2011 n. 8 Cap. 183701
Legge Regione Umbria 17 Gennaio 1984 n. 3
Legge Regione Valle d’Aosta 21 aprile 1994 n. 12
Legge Regione Veneto 16 Agosto 1982 n. 30

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3 Risposte a “BACHISIO ZOLO: Milioni alle associazioni e i ciechi rischiano l’indennità d’accompagnamento”

  1. immacolata scrive:

    Voglio esprimere solo una breve considerazione:
    In moltissimi aspetti, il contenuto delle informazioni riportate dal sito, sono condivisibili, però non mi spiego, perchè sprecare queste lodevoli energie, fuori dal contesto UICI.
    Le ammirevoli persone che si esprimono su codesto sito, farebbero bene a trovare i giusti spazzi all’interno dell’UICI, non solo rendendosi utile alla collettività dei ciechi, come bene sanno fare, ma anche a migliorare, modificare, riformare, ristrutturare, l’unione dei ciechi di Nicolodi, invece di disperdere per ripicche personali, tali potenziali.
    Il momento che stiamo vivendo come ciechi italiani, è grave, serve l’apporto di tutti, ma restando uniti.
    Immacolata Di Fiore

  2. UCE scrive:

    Gentilissima sig.ra Immacolata i fondatori, i protagonisti e il gruppo dirigente dell’Unione Ciechi d’Europa, a partire dal sottoscritto Presidente fondatore, si riconoscono nei valori sociali, culturali e morali di Aurelio Nicolodi, di Augusto Romagnoli e di Paolo Bentivoglio, per limitarci ai fondatori dell’Unione Italiana Ciechi dopo la Prima guerra mondiale e ricostruttori della stessa dopo la Seconda guerra mondiale, e da quei valori l’Unione Ciechi d’Europa ispira coerentemente la propria azione.

    La grave crisi economica, sociale e finanziaria dell’Italia, che produce i suoi effetti devastanti soprattutto nei confronti dei ceti più deboli della società e in particolare delle persone con disabilità e le loro famiglie, chiede una grande coesione tra le organizzazioni rappresentative di quelle parti sociali per assicurare una più efficace tutela dei loro interessi a tutti i livelli, politici, istituzionali ed amministrativi.

    Tale necessitata coesione non può però mortificare i principi fondamentali del sistema democratico, basato sulle pari dignità dei soggetti rappresentativi e sul pluralismo delle idee. Come sul piano politico generale, il “centralismo democratico” è stato storicamente superato, i cui dirigenti rappresentavano non gli interessi del popolo, ma i privilegi della casta dominante. Oggi quindi non dovrebbe essere nemmeno pensabile che una ristretta schiera di persone possa rappresentare da sola le complesse esigenze, sensibilità e bisogni dell’ampia area sociale dell’emarginazione e della disabilità.

    Occorrerebbe un serio e consapevole comune impegno di tutta la classe dirigente, rappresentativa dell’area sociale della disabilità, per superare le vecchie culture corporative, permeate assai spesso di spirito di autoreferenzialità, a divenire a forme nuove di rappresentanza e di organizzazione basata sui principi del federalismo, di cui tanto si parla per il rinnovamento del sistema Paese, e che costituirebbe per le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità il superamento di inutili antagonismi e contrapposizioni.

    L’Unione Ciechi d’Europa ha fatto di tali principi l’elemento fondativo e costitutivo della propria organizzazione ed auspica che si apra presto un positivo dibattito in tal senso, nel superiore interesse delle persone con disabilità e di tutti gli emarginati.

    • immacolata scrive:

      Gentilissimo UCE, anzitutto complimenti per la dialettica, anche io me la cavo piuttosto bene e per questo la invito a leggere ciò che ho postato sul blog UICI sul sito istituzionale.
      Ho imparato che per riuscire negli intenti, bisogna essere in tanti e la invito ad aiutarmi;
      Ho imparato che per cambiare il sistema, bisogna perseverare a parlare ai sordi e dire a loro ciò che si può fare.
      Nel mio piccolo, mi sto impegnando a fare qualcosa per la categoria in tema di lavoro;
      Per darle l’idea, le riporto una lettera che ho indirizzato alle istituzioni e a chi dovrebbe tutelarci:
      Da: Di Fiore Immacolata
      Inviato: lunedì 21 gennaio 2013 14.32
      A: ‘consiglieranazionaleparita@lavoro.gov.it’
      Oggetto: Centralinisti non vedenti, professione in disuso, inattività forzata degli interessati.

      Con la presente, desidero portare a conoscenza della S.V., il disagio morale e non solo, che stanno vivendo i lavoratori indicati in oggetto:
      Si sta consumando sotto gli occhi di tutti, una grave discriminazione ai danni di una categoria di disabili, che hanno la sola colpa, di svolgere una professione che non serve più.
      Da molti anni, Ministeri, Agenzia delle entrate,, INPS, Varie Banche ecc., a seguito dell’evoluzione della comunicazione (via web, con centralini telefonici evoluti, istituzione degli URP e call center), mantengono centinaia di centralinisti non vedenti, senza che questi lavoratori, svolgano effettivo servizio.
      I centralinisti non vedenti, oltre a subire ristrette chance professionali/lavorative, per la loro disabilità visiva nonché, per cattive politiche assistenziali, si vedono adesso, rilegati in angusti box e lunghi corridoi, a non far niente e senza la prospettiva di essere riqualificati in altre mansioni compatibili con la loro minorazione.
      Il fenomeno si sta spandendo a dismisura nel settore pubblico che nel privato e se non si pone rimedio, in pochi anni, i circa 8500 centralinisti in servizio, possono diventare una vera piaga sociale.
      Come centralinista non vedente e a nome dei centralinisti inattivi, chiedo di mettere in campo, ogni azione, per scongiurare lo scempio di cui sono vittima:
      Avviare immediatamente una inchiesta per monitorare il fenomeno sopra descritto;
      Sensibilizzare tutte le Amministrazioni, a ricercare soluzioni comuni da intraprendere;
      Trovare risorse per progetti di formazione e riqualificazione mirata.
      Certa di non chiedere la luna, ma solo pari opportunità, resto in attesa di un cortese riscontro per un doveroso approfondimento.
      Immacolata Di Fiore
      Da: Di Fiore Immacolata
      Inviato: giovedì 24 gennaio 2013 12.06
      A: ‘fps@cisl.it’; ‘posta@fpcgil.it; ‘segreteriagenerale@uilpa.it’
      Cc: ‘fornarog@uiciechi.it’
      Oggetto: Centralinisti non vedenti, professione in disuso, inattività forzata degli interessati.

      Egregi Segretari Generali
      Egregi Segretari Nazionali

      Con la presente, desidero portare a conoscenza delle S.V., il disagio morale e la discriminazione lavorativa/professionale che stanno vivendo i lavoratori indicati in oggetto presso l’Agenzia dell’Entrate:
      Si sta consumando sotto gli occhi di tutti, una grave discriminazione ai danni di una categoria di disabili, che hanno la sola colpa, di svolgere una professione che non serve più.
      Da molti anni oramai, a seguito dell’introduzione di nuove tecnologie informatiche che riguardano i servizi telefonici, l’Agenzia dell’Entrate, mantiene centinaia di centralinisti non vedenti, senza che questi lavoratori, svolgano effettivo servizio.
      È inaccettabile che lavoratori già afflitti dalla croce dell’handicap, debbano subire ulteriori soprusi perché estromessi dalla naturale riconversione professionale.
      All’Unione Italiana Ciechi, intervenuta più volte presso l’Agenzia, un paio di anni fa, è stato assicurato che i centralinisti non vedenti, non sarebbero licenziati;
      Questa assicurazione, potrebbe bastare se stessimo parlando di lavoratori senza etica e dignità, ma visto gli anni trascorsi in cui nulla è stato fatto, posso affermare che siamo in presenza di lesioni dei diritti umani.
      Dietro l’inerzia dell’Amministrazione in questione, c’è sicuramente la vile volontà di usare i centralinisti non vedenti al solo fine di rispettare l’aliquota d’obbligo prevista dalla L. 68/99.
      Pertanto certa di non chiedere la luna, ma solo pari opportunità, chiedo a nome dei lavoratori non vedenti, di mettere in campo ogni azione per risollevare le loro sorti:
      Ricercare le condizioni per riqualificare i centralinisti non vedenti, in mansioni compatibili con la loro minorazione (Vd. Decreto Salvi allegato;
      Avviare immediatamente una inchiesta per conoscere il numero dei centralinisti inattivi (dovrebbe essere superiore a 350 unità);
      Presentare progetti di formazione e riqualificazione mirata.
      Con la speranza di aver scosso le coscienze, porgo distinti saluti.
      Immacolata Di Fiore
      ******
      Come dicevo sopra, per riuscire negli intenti, c’è bisogno di tutti, se lo desidera mi contatti via mail;
      Estendo l’invito a chiunque lo voglia, magari su questo blog.
      Cordialmente, Immacolata

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