22 08 2012

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Quando gli occhiali non bastano

Vi proponiamo la lettura di un articolo di approfondimento sui temi della cataratta e della maculopatia. Il giornalista de “La Nazione” ha intervistato Antonio Ciaradella, primario di Oftalmologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna.

Pubblicato da “La Nazione” del 13 agosto 2012

Gli occhiali a volte non bastano.

Succede agli anziani quando scoprono di perdere progressivamente la capacità di leggere il giornale o di scorgere i segnali stradali. Cataratta da una parte, cioè il cristallino via via più opaco, e maculopatia dall’altra. Parliamo di quest’ultima patologia con il primario di Oftalmologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, Antonio Ciardella. Dottore, cos’è la maculopatia? «E’ una malattia della parte centrale della retina dove è concentrata la funzione visiva, per intenderci la capacità di vedere nitidamente a distanza, di leggere e di riconoscere i colori. La rimanente parte della retina ci permette invece la visione periferica nel campo visivo». Come trattare questi disturbi? «Alcune di queste forme si giovano dei farmaci, per tutte le altre c’è la chirurgia. Le maculopatie di pertinenza medica sono principalmente causate da alterazione degli strati retinici profondi e dal complesso epitelio pigmentato retinico, membrana di Bruch, coriocapillare. Si distinguono degenerazioni maculari legate all’età (secca o essudativa), edema maculare associato a disturbi vascolari come retinopatia diabetica, occlusioni vascolari retiniche». E le forme chirurgiche? «Sono causate da alterazioni dell’interfaccia vitreoretinica e si assomigliano in termini di patogenesi, disturbi visivi, età di insorgenza, diagnosi e terapia chirurgica. Si parla di Pucker maculare o membrana epiretinica, foro maculare e sindrome dell’interfaccia vitreo-retinica». Da cosa vengono originate? «Da una anomala adesione del vitreo alla macula, che risulta in una alterazione anatomica della stessa retina». Che disturbi comportano? «Si assiste alla comparsa, a volte improvvisa, a volte graduale, di una visione distorta, tipo una linea diritta, che può essere la riga bianca sulla strada quando alla guida, o lo spigolo di un muro. Possiamo avere una spiccata difficoltà nella lettura, a volte manca la prima o ultima lettera di una parola, o la linea che si legge appare ondulata o sfumata». Una malattia legata a quale età? «La fascia di età di insorgenza di queste maculopatie si colloca dopo i 50 anni, con prevalenza circa nel 10% della popolazione. Le donne sono leggermente più colpite». Che fare per individuare il difetto? «Fondamentale la visita oculistica con esame del fondo oculare e della macula mediante una tecnica denominata Optical Coherence Tomography (OCT) che ha rivoluzionato la nostra capacità di diagnosticare e seguire i pazienti con maculopatia». E in questo caso come si risolve il disturbo? «Qui la terapia è esclusivamente chirurgica e consiste nell’eseguire quella che in gergo tecnico si definisce una vitrectomia, e il peeling della membrana epiretinica, cioè la rimozione del corpo vitreo che viene eseguita al microscopio mediante tre minuscole cannule di 500 micron di diametro inserite nella sclera a 3.5 millimetri dal limbo». E se, con l’età, si è persa la trasparenza del cristallino? «Spesso nel corso della stessa operazione si esegue anche la chirurgia della cataratta». Un intervento delicato, come si svolge tecnicamente? «L’operazione è di solito eseguita in anestesia locale, senza suture e richiede circa un’ora per l’esecuzione. Nei fori maculari alla fine della chirurgia il vitreo è sostituito con una bolla di gas sterile che si riassorbe spontaneamente in due settime. Il paziente deve mantenere una posizione prona, a testa in basso, per un periodo variabile dai tre ai cinque giorni». Dopo l’intervento la vista torna come prima? «Il recupero visivo consiste nella totale scomparsa, o almeno nell’attenuazione, dei disturbi visivi, con un miglioramento dell’acuità visiva di tre o più righe all’ottotipo».
Alessandro Malpelo

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