25 01 2013

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SOLE 24 ORE. Welfare. La lotta ai finti poveri

È preannunciato un nuovo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) di riforma dell’attuale struttura Isee. In questo approfondimento, pubblicato dal Sole 24 ore martedì 22 gennaio, troviamo le anticipazioni della riforma. Con l’impegno di pubblicare il testo completo del Decreto non appena sarà emanato, e con la speranza che i diritti fondamentali delle persone con disabilità vengano tutelati e rispettati. Buona lettura.

IL RICCOMETRO CERCA I FURBI «PESANDO» DI PIÙ LA CASA
Articolo di Maria Carla De Cesari (Sole 24 ore, 22/01/13)

L’effetto Imu si fa sentire anche sul nuovo «riccometro». I meccanismi per calcolare la «situazione economica equivalente» (Isee), cioè il combinato di reddito e ricchezza rapportato all’ampiezza del nucleo familiare, che misura il benessere della famiglia prima di presentarle il conto dei servizi sociali e delle tasse universitarie, vengono riscritti da un Dpcm (anticipato sul Sole 24 Ore di domenica) che tiene conto del rigonfiamento del valore fiscale degli immobili prodotto dall’imposta municipale.
A differenza del vecchio Isee, poi, il nuovo indicatore punta gli occhi anche sui redditi diversi da quelli tassati dall’Irpef, per esempio quelli soggetti a cedodare secca, e le pensioni d’invalidità. L’effetto finale si riassume nel fatto che in genere il nuovo indicatore sarà più severo di quello utilizzato fino a oggi: non per tutti, però, perché per esempio il meccanismo riformato prevede franchigie inedite per i nuclei familiari in cui siano presenti persone disabili, con uno “sconto” che prova a essere modulato in misura proporzionale al grado di disabilità.
L’impianto complessivo dell’indicatore impiegato per misurare il benessere familiare è confermato rispetto al vecchio riccometro, e calcola per intero le componenti reddituali e per un quinto risparmi e investimenti. La casa, ai valori Imu, con i nuovi moltiplicatori che aumentano del 60% il valore dell’immobile, conta sia a livello reddituale che patrimoniale (con alcune franchigie).
Nell’indicatore patrimoniale impiegato fino a oggi, il vecchio valore fiscale dell’abitazione veniva alleggerito di una franchigia da 100 milioni (51.646 euro), prima di confluire nell’intera massa patrimoniale, divisa per cinque per considerarne il 20 per cento. Oggi il valore di base è quello dell’Imu, quindi superiore del 60% alle cifre prodotte dalla vecchia imposta, e viene abbattuto di un terzo: a questo punto se ne calcola il 20 per cento.
Per evitare che il passaggio sia troppo severo per i contribuenti, la riforma dell’Isee introduce anche una franchigia per l’indicatore della situazione reddituale, da 5mila euro di base a cui si aggiungono 500 euro per ogni componente ulteriore del nucleo famigliare (fino a un massimo di 7mila euro, che quindi considera cinque persone). Questa franchigia non era presente nel vecchio meccanismo ma, come mostrano gli esempi nel grafico pubblicato qui a fianco, il suo intervento non è sufficiente ad azzerare i rincari. Anzi, l’effetto combinato dei nuovi valori fiscali di base, che gonfiano il peso dell’immobile, e delle franchigie che provano ad alleggerirlo è “regressivo”, nel senso che peggiora il conto per gli immobili di valore inferiore. Una casa che valeva 100mila euro per l’Ici, e di conseguenza ne vale 160mila per l’Imu, in cui risiedono quattro persone, pesa per 9.671 euro sul vecchio Isee, e per 14.833 sul nuovo, con un “rincaro” del 53,4 per cento. Se il valore Ici era invece di 200mila euro, il peggioramento determinato dalle nuove regole scende al 21,9%, e si attenua ulteriormente al crescere dei valori fiscali di riferimento dell’immobile.
Il discorso si modifica parzialmente se sull’immobile grava ancora un mutuo residuo, che può essere detratto dal valore di base (succede anche nel vecchio Isee, dove il contribuente può scegliere tra la detrazione per il mutuo e quella fissa da 51.646 euro). Il mutuo residuo considerato dall’esempio qui a fianco è sempre pari al 40% del valore Ici dell’immobile, e l’effetto è migliorativo se il valore fiscale complessivo della casa non supera i 150mila euro. Sopra questa soglia, i calcoli prodotti dal meccanismo riformato sono peggiori di quelli vecchi. Se la famiglia ha anche una seconda casa, concessa in locazione, l’immobile conta sia per il reddito sia per il patrimonio, e il peggioramento è stabile.
Un ritocco importante avviene anche alla voce risparmi, per quanto riguarda l’indicatore della situazione patrimoniale: fino a oggi investimenti e soldi lasciati sul conto corrente fruivano di una franchigia che li escludeva dal calcolo per 15.493,7 euro (30 milioni di lire). Il nuovo sistema prevede un salvacondotto di base da 6mila euro, a cui si aggiungono altri 2mila euro per ogni componente ulteriore del nucleo famigliare, ma fino a un massimo di 10mila euro. Le somme che entrano in gioco, di conseguenza, saranno maggiori rispetto a oggi, tranne per chi non supera le franchigie leggere fissate dalle nuove regole.
L’insieme delle novità si concentrano sui due profili familiari ritratti nella parte bassa del grafico, e mostrano un peggioramento più gravoso nel secondo caso anche perché con un reddito da lavoro autonomo non scatta la nuova franchigia fino a 3mila euro riservata ai redditi da lavoro dipendente.

CHE COSA CAMBIA
(Sole 24 ore, 22/01/13)

Indicatore situazione reddituale
Rientra, prima di tutto, il reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef. La novità è costituita dalla rilevanza dei redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta (per esempio, affitti soggetti a cedolare secca), degli assegni per il mantenimento dei figli effettivamente percepiti, dei trattamenti assistenziali, dei redditi di fabbricati non locati e terreni, assunti ai valori Imu. Come in passato, rientra il reddito figurativo delle attività finanziarie.
Al reddito lordo devono essere sottratti, fino a concorrenza, gli assegni periodici effettivamente corrisposti per il mantenimento dei figli o del coniuge; fino a 5mila euro per le spese dei disabili; una quota del 20% sui redditi di lavoro dipendente o assimilati (fino a 3mila euro, fino a mille euro per i redditi da pensione). Per l’indicatore della situazione reddituale vengono sommati tutti redditi del nucleo familiare, da cui è sottratto l’affitto (nel caso di abitazione principale in locazione) fino a 7mila euro; nel caso di abitazione di proprietà la franchigia è di 5mila euro, più 500 euro per ogni componente oltre il primo (fino a 7mila euro). Previste franchigie per le persone con disabilità, commisurate alla gravità dell’handicap.
Indicatore situazione patrimoniale È determinato sommando, per ciascun componente, il valore del patrimonio immobiliare e mobiliare. Il patrimonio immobiliare è pari al valore dei
fabbricati dei terreni edificabili e non ai fini Imu. Dal valore si detrae, fino a concorrenza, l’ammontare del debito residuo (al 31 dicembre dell’anno precedente la dichiarazione). La vecchia versione prevedeva per la casa di proprietà una detrazione di 100 milioni di lire, se più vantaggiosa rispetto al debito residuo. Il nuovo Dpcm prevede che l’abitazione principale sia considerata per due terzi. Valgono anche gli immobili all’estero. Nel patrimonio contano depositi, conti correnti azioni,
titoli di Stato: su questa massa si applica una franchigia di 6mila euro (+2mila per ogni componente oltre il primo) fino a 10mila. Nella vecchia versione la franchigia era per tutti di 15.493 euro.

L’Isee
L’indicatore della situazione reddituale più il 20% dell’indicatore della situazione patrimoniale costituiscono l’Ise, l’indicatore della situazione economica. L’Ise, parametrato all’ampiezza del nucle familiare, dà come risultato l’Isee

ISEE: PER I DISABILI CONTA ANCHE L’ASSEGNO DI CURA.
Articolo di Barbara Gobbi (Sole 24 ore, 22/01/13)
Tra i cittadini interessati al calcolo dell’Isee, disabili e non autosufficienti sono le categorie più fragili. Due le principali novità: la considerazione, per la stima della condizione reddituale, del nucleo familiare del beneficiario – compresi per determinate condizioni i figli non conviventi, che “valgono” una componente aggiuntiva – e il conteggio nel patrimonio dell’anziano non autosufficiente, ai fini dell’accesso alle Rsa, delle donazioni di immobili a favore di persone tenute agli alimenti.
La mediazione cui si è giunti è considerata “il miglior compromesso possibile”. Anche da comuni e regioni, che giovedì dovrebbero dare l’intesa in sede di Conferenza unificata, l’ultima utile prima della tornata elettorale. La posta in gioco è alta: ridefinire i criteri di selezione dei beneficiari delle prestazioni, in un’ottica di maggiore equità e in un quadro di risorse scarse. Risorse recuperate a fatica dalla legge di stabilità, che destina 300 milioni alle politiche sociali e 275 milioni al risorto fondo per la non autosufficienza.
Tre le tipologie di “prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria”, dedicate ai disabili, per cui si prevede un computo particolare del nucleo familiare. Nei casi di: sostegno e aiuto domestico mirati a mantenere l’autonomia a domicilio; accesso a centri residenziali o semiresidenziali (case di cura); sostegno economico – anche sotto forma di buoni per l’acquisto di servizi – il nucleo considerato è composto dal coniuge, dai figli minorenni e dai figli maggiorenni non conviventi con i genitori ma a loro carico ai fini Irpef. Si dà quindi l’addio all’Isee individuale e si fa riferimento ai rapporti di parentela più stretti. Diverso è il caso in cui l’Isee vada calcolato per un disabile minorenne o anche adulto ma convivente con i genitori: in questo caso il reddito considerato è solo quello del potenziale beneficiario.
Indennità di accompagnamento e assegno di cura “fanno reddito”, cioè pesano sull’indicatore della situazione reddituale. In compenso, il Dpcm introduce meccanismi di riequilibrio: tre livelli di franchigia, modulati sulla disabilità (media, grave e “non autosufficienza”); la detraibilità per tutti delle spese sanitarie fino a 5mila euro e infine la detraibilità parziale, limitata ai non autosufficienti, delle spese dimostrate e sostenute per badanti.

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