14 03 2014

CATEGORIA: Medicina »

Maculopatia: sistema sanitario, politiche farmaceutiche e Antitrust 2

Ancora novità sui farmaci utilizzati per contrastare l’avanzare della degenerazione maculare senile. La Società Oftalmologica Italiana, dopo aver chiesto il commissariamento dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) e l’intervento dell’Antitrust prosegue la sua battaglia per far luce sulle azioni intraprese dalle aziende farmaceutiche “per favorire l’utilizzo del Lucentis a discapito dell’Avastin, con grande danno per i pazienti e molti vantaggi per le casse societarie”. Buona lettura!
Articolo pubblicato da Il Messaggero martedì 11 marzo 2014

L’accusa degli oculisti: “Il cartello danneggia 100mila malati l’anno”

Lo scandalo dei farmaci, il presidente della categoria al pm: «Il costo del Lucentis ha fatto sospendere o ritardare le cure».

TORINO. L’iniezione ogni quaranta giorni per continuare a vedere. Possibile se ogni dose per curare la «maculopatia» costa 30 euro. Ma se ne costa 1700 tutto diventa più complicato: «Secondo le nostre stime» dice Matteo Piovelli, presidente della degli Oftalmologi Italiani «Nell’ultimo anno sono stati almeno centomila i pazienti danneggiati dallo spropositato prezzo dei farmaci che curano la maculopatia». Non «dei farmaci», in realtà, ma «del farmaco» poiché dalla fine del 2012 l’unico prodotto autorizzato dall’Aifa costa, appunto, 1700 euro a dose.

LA DENUNCIA. Piovelli ha già vinto una prima battaglia, quella che ha portato l’Antitrust a multare (180 milioni di euro) Roche e Novartis – due colossi dell’impresa farmaceutica – per supposti accordi illeciti. Ora ne ha ingaggiata una nuova. E per questo, scortato dagli avvocati, arriva nel primo pomeriggio alla Procura della Repubblica di Torino. Lo riceve Raffaele Guariniello, il magistrato che ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di «disastro doloso» proprio in relazione al giochetto dei farmaci che curano la «maculopatia». E’ una malattia che colpisce soprattutto gli over 75. In Italia sono oltre due milioni gli anziani che non riescono più a distinguere ciò che sta al centro del loro campo visivo. Per l’80 per cento di essi non ci sono cure. Per l’altro 20 per cento le speranze di guarigione si sono accese nel 2007 quando si scoprì che una medicina per la cura del carcinoma del colon ha il potere, in piccole dosi da 30 euro l’una, di far regredire la «maculopatia».

LE TAPPE. Il farmaco è l’Avastin, prodotto dalla Roche. Ma in Italia il suo uso per scopi oftalmici non è più autorizzato. Adesso chi non vuole rassegnarsi a perdere la vista deve usare un altro farmaco che costa 60 volte più dell’Avastin, e cioè 1724 euro per una dose di 0,23 milligrammi. Si chiama Lucentis ed è prodotto dalla Novartis, azienda controllata a sua volta dalla Roche. La quale non solo non ha mai chiesto all’Agenzia del Farmaco (Aifa) di inserire la «maculopatia» fra le patologie curate dall’Avastin, ma ha addirittura sollecitato la stessa Aifa a diramare una nota per circoscriverne l’utilizzo ai soli malati di tumore al colon. A tutto vantaggio del Lucentis creato ad hoc dalla Novartis. La nota dell’Agenzia del Farmaco è del 18 ottobre del 2012. Da quel momento molte Regioni hanno dovuto eliminare l’Avastin dall’elenco dei farmaci rimborsabili per problemi alla vista, e molti medici – temendo possibili sanzioni – hanno smesso di somministrarlo ai pazienti. Col risultato che «circa centomila malati», secondo la stima degli Oftalmologi italiani, hanno dovuto sospendere o rallentare la cura proprio perché il costo del Lucentis – l’unica alternativa possibile – è proibitivo per le casse regionali e ancor di più per le tasche degli anziani malati.

IL DISASTRO DOLOSO. Questo è il «disastro» di cui parla Matteo Piovelli con il pm Guariniello. Ed è il punto su cui si fonda l’ipotesi di reato – «disastro colposo» – alla base dell’inchiesta del magistrato, un’inchiesta aperta già nel 2012 su iniziativa dei Nas di Torino che avevano individuato alcune farmacie piemontesi (ma anche di Lombardia e Veneto) che frazionavano i grandi flaconi di Avastin in monodosi ad uso oftalmico. Un illecito che consentiva però a cliniche e ospedali di garantire la terapia a costi ragionevoli. Ora nel mirino non ci sono più i farmacisti, ma le stesse case farmaceutiche.

Guariniello ha il problema di quantificare l’entità del «disastro», e cioè di trovare un modo per accertare se le stime di Piovelli possano diventare una certezza giuridica. Non sarà un lavoro semplice, ed è possibile che oltre ai Nas possa chiedere un aiuto proprio alla Società degli Oftalmologi. La sua intenzione è di individuare al più presto anche i dirigenti italiani di Roche e Novartis che avrebbero manovrato per fare in modo di favorire l’utilizzo del Lucentis a discapito dell’Avastin, con grande danno per i pazienti e molti vantaggi per le casse societarie.

IL CONFLITTO. Un’altra inchiesta è stata avviata dalla Procura di Roma per il reato di corruzione con l’obiettivo di verificare se i passaggi che hanno portato l’Agenzia del Farmaco a dichiarare «pericoloso» l’utilizzo dell’Avastin per la cura della maculopatia siano stati trasparenti oppure no. Una decisione, quella dei magistrati romani, che potrebbe accendere un conflitto di competenza con la Procura di Torino visto che Guariniello già indaga, oltre che per «disastro doloso», pure per corruzione. (Articolo di Renato Pezzini)

Leggi anche:
Società Oftalmologica Italiana: «Commissariate l’Aifa»
Maculopatia: sistema sanitario, politiche farmaceutiche e Antitrust
Cancellato il farmaco che salva la vista. Messaggero Veneto
Maculopatia. Il prezzo del farmaco schizza a 1000 euro: stop alle cure

Tags: ,

Lascia un commento

 

Torna alla pagina precedente