09 04 2013

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Maculopatia: sistema sanitario, politiche farmaceutiche e Antitrust

In questo articolo pubblicato da Panorama si parla di due farmaci utilizzati per la cura della degenarazione maculare senile. Uno nasce come cura per il tumore al colon, e nonostante la provata efficacia per la cura della maculopatia, e il prezzo notevolmente ridotto, non può essere rimborsato dal Sistema sanitario nazionale in quanto il farmaco previsto per la cura di questa patologia è un altro, decisamente più dispendioso. “Il Servizio sanitario nazionale, in virtù di un’opportuna norma, la cosiddetta legge Di Bella, deve pagare solo per le cure che abbiano ottenuto l’indicazione precisa alla cura di una malattia. E questo esclude la possibilità che i medici possano prescrivere l’Avastin: esiste un farmaco specifico per la maculopatia e quindi qualunque altra prescrizione non può essere a carico del Ssn”. Buona lettura!

Pubblicato da Panorama venerdì 3 aprile 2013

Pasticcio romano

Due farmaci per curare la degenerazione maculare senile e altre patologie dell’occhio sono al centro di una bufera che oggi sembra un vero pasticcio. Si tratta del bevacizumab (l’Avastin) e del ranibizumab (il Lucentis), commercializzate rispettivamente da Roche e Novartis. Il farmaco Roche, noto perché utilizzato nel cancro del colon, blocca la proliferazione dei vasi sanguigni che nell’occhio provoca danni irreversibili alla macula, ovvero la parte centrale e più sensibile della retina, quella che ha il compito di inquadrare in modo chiaro e dettagliato ciò che si trova al centro del campo visivo. Il Lucentis è un anticorpo molecolare derivato dal bevacizumab e fa esattamente lo stesso mestiere della molecola madre, pur essendo più piccola. Dal dicembre scorso il Sistema Sanitario Nazionale lo rimborsa nel caso della degenerazione maculare senile in pazienti con acuità visiva inferiore ai due decimi, che colpisce circa il 35 per cento delle persone che hanno più di 75 anni: in tutti questi casi, i medici lo devono prescrivere, preferendolo all’Avastin. Anche lo studio Catt, finanziato dai National Institutes of Health americano, che ha messo a confronto i due farmaci, ne ha decretato la sostanziale equivalenza in termini di efficacia, con un leggero vantaggio del Lucentis per quanto riguarda la sicurezza. Diverse altre ricerche hanno sottolineato questo punto: il farmaco Novartis causa meno effetti collaterali e ovviamente avere a disposizione delle fiale monouso è più sicuro che procedere manualmente al frazionamento di un flacone. Il problema è però un altro: il prezzo enormemente più alto di quello dell’Avastin. «Considerando il costo a iniezione siamo passati da circa 10 a circa 1.100 euro per un ospedale e 1.500 per un privato», spiega Matteo Piovella, presidente della Società Italiana di Oftalmologia.
Il Servizio sanitario nazionale, in virtù di un’opportuna norma, la cosiddetta legge Di Bella, deve pagare solo per le cure che abbiano ottenuto l’indicazione precisa alla cura di una malattia. E questo esclude la possibilità che i medici possano prescrivere l’Avastin: esiste un farmaco specifico per la maculopatia e quindi qualunque altra prescrizione non può essere a carico del Ssn.
Per medici e pazienti resta un mistero: come mai Roche non ha mai chiesto di poter vendere il suo farmaco per la maculopatia? E, comunque, come mai l’Aifa e il ministero della Salute non hanno mai fatto pressioni perché lo facesse, visto che usando l’Avastin il Ssn risparmierebbe? Alla prima domanda cerca di rispondere un’istruttoria avviata dall’Antitrust che ipotizza un accordo tra Roche e Novartis (che di Roche detiene il 30 per cento) per favorire la vendita di Lucentis facendo spendere al Ssn circa 400 milioni di euro l’anno. Resta, sottoline la Società degli oftamologi, l’inerzia delle istituzioni – Aifa e ministero della Salute – che non hanno compiuto a pieno il loro dovere: fare gli interessi dello Stato e quindi dei pazienti. Da parte sua Novartis
ha annunciato ulteriori sconti per le strutture pubbliche.

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