19 12 2012

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Cancellato il farmaco che salva la vista. Messaggero Veneto

Vi proponiamo la lettura di un interessante articolo pubblicato qualche giorno fa dal “Messaggero Veneto”.

Pubblicato dal “Messaggero Veneto” il 14 dicembre 2012

Cancellato il farmaco che salva la vista

C’era una volta una cura, efficace e poco costosa (anche per le casse della sanità pubblica) per contrastare l’avanzata della maculopatia senile, una una malattia degenerativa che porta irrimediabilmente alla cecità. C’era una volta perché oggi non c’è più. E’ stata infatti “cancellata” la possibilità di utilizzare un farmaco, come commerciale Avastin (il nome della molecola è Bevacizumab), nato come antitumorale, che nella pratica aveva dimostrato di essere efficace nel bloccare l’avanzata della malattia consentendo, a chi ne è colpito, di arrestarla al grado di miopia raggiunto al momento dell’inizio del trattamento. Il costo di questo farmaco oscilla tra i 60/80 euro a fiala, che va poi diluita per essere utilizzata nell’occhio. Al posto di questa specialità, è stata introdotta in commercio un’altra molecola, nome commerciale del farmaco è Lucentis (Ranibizumab) – guarda caso dalla stesa casa farmaceutica – le cui indicazioni terapeutiche sono specifiche per il trattamento della maculopatia, ma… con alcune limitazioni. «La malattia – spiega il dottor Angelo Pirracchio – deve avere determinate caratteristiche, deve essere attiva e la vista del paziente non può essere al di sotto dei 2 decimi». Non solo, molto diverso è il costo: dai pochi euro di una iniezione con l’Avastin, si passa ai 1.200 a iniezione con il Lucentis. E ad essere trattato può essere solo un occhio, non entrambi; nel caso in cui la patologia coinvolgesse anche il secondo occhio, la cura va a intero carico del cittadino. Non bastasse, l’Avastin veniva impiegato anche per trattare altre patologie oculari, in particolare occlusioni vascolari che detertminano l’insorgenza del glaucoma e per rallentare retinopatie provocate dal diabete. Con le restrizioni imposte dall’Aifa sull’utilizzo del farmaco, anche questi pazienti sono rimasti privi di trattamento. Se non che, il Lucentis ha esteso il proprio raggio d’azione comprendendo anche i diabetici con occlusione venosa della retina, e aumentato così il numero di pazienti trattabili. A fronte di una domanda in crescita, però, non è aumentato l’approvvigionamento del farmaco, costoso, chiamato Lucentis. L’effetto immediato? «L’allungamento delle liste d’attesa» spiega ancora Pirracchio. E anche a Pordenone la disponibilità del farmaco non consente di trattare in tempo reale tutti i pazienti che avrebbero bisogno della terapia, e si tratta di pazienti che hanno un elevato bisogno di questa cura per evitare di perdere la vista. Quindi, da una parte abbiamo dei pazienti trattabili con Lucentis che però non possono venire curati in modo efficiente perché il farmaco non è disponibile, e dall’altra abbiamo pazienti che non possono venire curati perché la loro patologia non rientra nel range previsto dall’Aifa per questo farmaco (ad esempio i due decimi di vista), e che non hanno alternativa: o si sottopongono a trattamento privatamente (1.200 euro a iniezione per almeno 8/9 iniezioni l’anno) oppure perderanno quel po’ di capacità visiva che ancora rimane loro. E usare l’Avastin? «Lo abbiamo fatto – prosegue Pirracchio – utilizzandolo off label, ovvero al di fuori delle indicazioni terapeutiche, finchè è stato possibile. Ora che l’azienda ne sconsiglia l’utilizzo perché si sarebbero verificare reazioni avverse, diventa difficile». Ci sono studi che dimostrano, invece, l’efficacia dell’Avastin. «E’ stato condotto uno studio negli Usa che ha dimostrato come i benefici dei due farmaci, peraltro prodotti da una stessa azienda, sono sovrapponibili e come non ci siano rischi. Ma questo, allo stato, non risolve il problema». Intanto l’impiego di Lucentis al posto di Avastin (il primo derivato molecolare dal secondo ma di dimensione minore) ha determinato un maggior costo per il sistema sanitario nazionale stimato in circa 600 milioni di euro, ovvero l’equivalente dei tagli alla sanità decisi dal Consiglio dei ministri per la legge di stabilità.
Elena Del Giudice

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2 Risposte a “Cancellato il farmaco che salva la vista. Messaggero Veneto”

  1. Rossi Domenico scrive:

    Purtroppo siamo in Italia ove tutto è permesso come arricchirsi sulla pelle dei malati o escludere dalle cure (infischiandosene di quanto stabilisce la costituzione)poveri cittadini malati impossibilitati a sostenere le spese per la cura della maculopatia come nel mio caso.
    Sono un precario sessantenne della scuola e disoccupato; con un solo stipendio quello di mia moglie, dobbiamo vivere con tre figli studenti universitari, ed in più sostenere le cure per ambedue gli occhi di mia moglie. L’Italia è una schifezza e se qualcuno mi vuole denunciare per vilipendio, attendo i carabinieri per essere arrestato.
    Non mi sento di dire altro i fatti parlano da soli; l’importante che i nostri politici si sono arricchiti sulle nostre spalle e ora tutti parlano di senso di responsabilità; che buffonata.

  2. Unione Ciechi d'Europa scrive:

    I dirigenti e i soci dell’Unione Ciechi d’Europa si uniscono all’urlo di dolore e di giustizia dell’amico Domenico Rossi.
    Questo è l’ennesimo episodio di offesa ai diritti fondamentali dei cittadini che ci sprona ad alzare i nostri toni di lotta e richiamare il nuovo Governo ad intervenire con la massima energia anche per restituire alle istituzioni la credibilità e l’affidabilità da parte dei cittadini.
    Uce

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