30 10 2012

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Degenerazione maculare senile: quali cure?

Vi consignamo la lettura dell’articolo pubblicato ieri da Il Corriere della Sera. La giornalista analizza le cause e le cure possibilirelative alla degenazione maculare senile. Buona lettura!

Da Il Corriere della Sera di lunedì 29 ottobre 2012

Anziani che perdono la vista Ecco come cambiano le cure

La degenerazione maculare senile può portare alla cecità, ma oggi i farmaci possono tenerla sotto controllo

MILANO. A.S., una signora di 67 anni, in pensione da due, aveva finalmente tutto il tempo disponibile per viaggiare, come desiderava da sempre. Ma nel 2004 aveva cominciato a vedere sfuocato e, tempo poche settimane, non riusciva più a riconoscere i suoi familiari. Diagnosi: degenerazione maculare senile, forma essudativa. Spiegazione: crescita anomala di vasi sanguigni (il fenomeno si chiama angiogenesi) nella macula, la zona centrale della retina dove si ha la visione più dettagliata. Terapia: poco o niente, se non la fotocoagulazione con laser o la terapia fotodinamica. F.R è, invece, un signore che, nel 2009, aveva 75 anni ed era un appassionato lettore di libri. Anche lui aveva cominciato a lamentare una perdita della visione e si era rivolto all’oculista. Stessa diagnosi, ma una nuova possibilità di cura: un farmaco anti-angiogenetico (agisce impedendo l’azione del Vegf, il fattore che promuove la crescita dei vasi sanguigni), capace di bloccare l’evoluzione della malattia. Adesso F.R. ci vede.

CADUTE E FRATTURE. «La degenerazione maculare senile – ha detto Bram Rutgers van der Loeff, presidente dell’Associazione olandese per la degenerazione maculare durante un convegno a Parigi – è la principale causa di perdita della vista nel mondo occidentale e ha un grande impatto psicosociale: chi ne soffre vede peggiorare la sua qualità di vita per la difficoltà a mantenere i rapporti sociali, spesso soffre di depressione, ha un rischio raddoppiato di morte prematura, rispetto a chi vede bene, e ha una maggiore probabilità di andare incontro a cadute e a fratture». La diffusione della malattia va di pari passo con l’invecchiamento della popolazione e si stima che, oltre i 75 anni, almeno una persona su tre, in Europa, soffra di qualche forma di maculopatia.

OFF-LABEL. I primi due farmaci anti-angiogenetici, specificamente studiati per la cura della malattia e somministrabili con un’iniezione intraoculare, sono stati approvati in Europa nel 2006 e sono il pegaptanib e il ranibizumab (entrati in commercio in Italia il primo nel 2006, l’altro nel 2007). Nel frattempo, in Italia, si è usato anche il bevacizumab, ma off-label (al di fuori cioè delle indicazioni per le quali è registrato e cioè la cura del tumore del colon). Da poco però l’Aifa, l’Agenzia Italiana del farmaco, non rimborsa più il bevacizumab come off-label. Rimangono, dunque, gli altri che sono molto costosi e per questo non vengono somministrati a tutti, ma soltanto ai pazienti con un grado di visione superiore a due e in un solo occhio, non in entrambi.

MENO SOMMINISTRAZIONI – Nel frattempo la ricerca di nuovi composti sta facendo passi avanti. Il primo obiettivo è quello di ridurre il numero di somministrazioni. Un farmaco in attesa di approvazione in Europa, l’aflibercept (ancora un inibitore del Vegf), prevede l’iniezione una volta ogni due mesi, con riduzione quindi delle complicanze legate alla somministrazione intraoculare. A mano a mano, poi, che si approfondiscono gli studi sui meccanismi dell’angiogenesi, si stanno individuando anche nuovi bersagli per la terapia.

18 MOLECOLE – «Attualmente sono nella fase di sviluppo clinico 18 molecole, con meccanismi differenti – ha detto William W. Li, presidente dell’Angiogenesis Foundation, un’associazione non profit che promuove le ricerche sull’angiogenesi in diverse patologie umane -, non solo anticorpi monoclonali contro il Vegf, come quelli attualmente in uso, ma anche inibitori sintetici di siRna (frammenti di Rna che inibiscono l’espressione dei geni) tanto per fare un esempio. E vie di somministrazione alternative all’iniezione intraoculare come gocce, gel o addirittura dispositivi impiantabili nell’occhio che rilasciano il farmaco».
Adriana Bazzi

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