22 10 2012

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Maculopatia. Il prezzo del farmaco schizza a 1000 euro: stop alle cure

Vi proponiamo la lettura dell’articolo pubblicato da La Stampa. Nel pezzo si parla del farmaco utilizzato per la cura della maculopatia. Il vecchio medicinale è stato sostituito da un altro notevolmente più costoso, troppo dispendioso per le casse della Sanità pubblica. Buona lettura!

Pubblicato da La Stampa giovedì 18 ottobre 2012

Il prezzo del farmaco schizza a 1000 euro: stop alle cure

TORINO. Centinaia di malati affetti da maculopatia non potranno più essere curati in Piemonte come garantito fino a ieri. In terapia all’Oftalmico con un farmaco chemioterapico (bevacizumab) che nel 2004 aveva inaspettatamente dimostrato un’efficacia anche contro la degenerazione maculare senile, non hanno più diritto a quel medicinale dopo la nascita di una nuova molecola e un prodotto alternativo (ranibizumab) quasi cento volte più costoso: 1000 euro circa a fiala, anziché i 15 a iniezione.
Il nuovo farmaco è troppo caro per le casse della Sanità pubblica, e la nostra Regione con una lettera del direttore generale Sergio Morgagni – ha comunicato venerdì scorso alla direzione dell’Asl To1 che la vecchia molecola, seppur efficace, non può più essere utilizzata perché l’Aifa ha di fatto cancellato la rimborsabilità.
Da oggi, quindi, si può solo utilizzare il nuovo farmaco, ma l’Oftalmico – pur essendo un centro di riferimento regionale – non ha i fondi per acquistare scorte del costosissimo medicinale alternativo, e terminate le poche ancora in ospedale per i malati non ci sarà più speranza di proseguire la cura.
Da lunedì stanno arrivando le telefonate dell’ospedale a casa dei malati in terapia: l’Oftalmico chiede scusa ma ha le mani legate.
Tutto nasce dopo l’acquisizione della casa farmaceutica che produceva la sostanza intravitreale più economica da parte di un’altra casa farmaceutica.
Confermata l’efficacia del medicinale anti-tumorale anche contro la maculopatia, chi ha inglobato la prima casa farmaceutica ha isolato la parte di molecola del chemioterapico risultata preziosa contro la degenerazione della macula, e da quella molecola ha dato vita a un nuovo prodotto specifico, con bugiardino dedicato all’uso oftalmologico.
Anche secondo il presidente della Società oftalmologica Italiana, Matteo Piovella, il nuovo farmaco è del tutto equivalente al «vecchio» medicinale, tuttavia sono già diversi i reparti di oculistica in tutta Italia che hanno cancellato l’uso della prima molecola.
Perché le Asl possano continuare ad acquistare il bevacizumab sarebbe sufficiente che il farmaco oggi rimpiazzato venisse mantenuto dall’Aifa come «off label», cioè fuori lista, non registrato per quella determinata patologia, ma di uso ormai consolidato e di dimostrata efficacia. Per tale motivo il presidente della Soi chiede all’Agenzia italiana del farmaco di muoversi in questa direzione.
Sono 3800 ogni anno all’Oftalmico i trattamenti contro la maculopatia: 3500 con il chemioterapico bevacizumab, 300 con il nuovo medicinale. Un’iniezione al mese per ogni paziente.
Secondo la Società oftalmologica, l’uso del nuovo medicinale porterà nel 2013 in tutta Italia una spesa aggiuntiva di 600 milioni di euro nel capitolo Sanità. Anche il Piemonte spenderà molto di più: denaro che nelle casse sanitarie non c’è, né tantomeno in quelle delle singole Asl o di un solo ospedale come l’Oftalmico, che ha comunque chiesto alla Regione di potenziare i fondi per l’acquisto del ranibizumab.
Marco Accossato

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