06 09 2012

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Paralimpiadi: opinioni a confronto

In questi giorni Londra è teatro della manifestazione dei Giochi Paralimpici o Paralimpiadi, l’equivalente delle appena trascorse Olimpiadi i cui protagonisti, però, sono atleti disabili.
Le recenti dichiarazioni rilasciate da Paolo Villaggio, hanno scatenato non poche polemiche. Abbiamo chiesto a dott. Zolo, consigliere nazionale dell’Unione Ciechi d’Europa, il suo parere a riguardo. A seguire le dichiarazioni rilasciata dall’attore Paolo Villaggio e l’opinione di Mauro Valeri, sociologo e direttore dell’Osservatorio sul razzismo nel calcio e autore di “Stare ai giochi”, oltre che di svariate altre pubblicazioni sul rapporto tra sport e razzismo.
Qual è la vostra opinione a proposito?

Dott. Zolo cosa pensa circa le dichiarazioni di Paolo Villaggio sulle Paralimpiadi?

Le dichiarazioni di Paolo Villaggio come sempre sono molto forti e si prestano a diverse considerazioni. Non sarà certo breve, né facile commentare, ma alcuni punti credo di poterli condividere. È vero che la presenza di tanti disabili tutti insieme può provocare nella gente un sentimento misto di pietà, di compassione e di attenzione, che non sempre corrisponde agli scopi di chi organizza questi grandi raduni. Ovviamente le Olimpiadi sono una manifestazione universale, ecumenica, in cui si deve dare spazio alle diverse forme di partecipazione. L’unico aspetto che ritengo debba essere considerato per il futuro, come d’altronde credo sia condiviso dal Presidente del Comitato Paralimpico Italiano, è la realizzazione, ove possibile, di una manifestazione olimpica unica, o al massimo parallela. Gli atleti “normodotati”, dove possibile, dovrebbero concorrere con gli atleti “diversamente dotati”. Se non fosse possibile, bisognerebbe fare dei distinguo particolari: gli atleti, se pure disabili, dovrebbero concorrere nella massima autonomia.
Mi pongo e vi pongo un quesito. “È giusto che un atleta non vedente corra con un accompagnatore? Io non ne sono convinto, anche perché l’accompagnatore condiziona l’autonomia della partecipazione del non-vedente, ovviamente lo deve seguire, dunque gareggiano in due. A questo punto chi vince l’accompagnatore o l’accompagnato? Si dovrebbero trovare dei modi e degli strumenti per consentire anche agli atleti disabili di trovare altre forme di partecipazione alle gare in qualche modo autonome.
Dobbiamo prendere in considerazione anche la questione del “circo mediatico” che viene mosso da eventi di questa portata. Circo mediatico che può avere anche degli altri interessi che ovviamente non sono solo quelli dell’integrazione dei disabili, ma anche quelli derivati dal movimento di grandi capitali: come suscitare un interesse teso alla pietà, alla commiserazione, alla curiosità concernente le capacità dei disabili e alla loro vita fuori dalle gare. Tutti questi aspetti hanno certamente la loro importanza.
Mi riservo di condannare apertamente la cosiddetta integrazione alla rovescia, cioè i normodotati che per comprendere maggiormente le problematiche vissute dalle persone disabili svolgono attività sportive adoperando gli strumenti utilizzati da questi ultimi. Mi riferisco in modo particolare al basket in carrozzina che mi risulta venga praticato anche dai normodotati. Non mi sento di approvare queste manifestazioni perché il normodotato non ha bisogno di sedersi nella carrozzina per provare i disagi di una persona disabile, così come un normodotato non ha bisogno di bendarsi per sperimentare quello che vive una persona non – vedente. Ritengo queste manifestazioni dettate dalla noia e dalla curiosità, mentre sono altre le azioni serie da intraprendere per garantire una reale integrazione nella scuola, nella società e nello sport.
L’accostarsi alle attività sportive da parte delle persone disabili è sicuramente un fenomeno positivo, perché il moto e la socializzazione sono attività importantissime che consentono una maggiore integrazione. Ora si tratta di costatare se portare a Londra 4.500 atleti disabili, o portarne 9.000 tra disabili e normodotati facendo in modo che gareggino insieme nella stessa manifestazione non corrisponda a una maggiore integrazione. Credo che quest’ultima possa essere una soluzione più apprezzabile. Tra l’altro esistono già delle discriminazioni in ambito sportivo, come le distinzioni di genere, le caratteristiche fisiche, l’etnia o legate alle condizioni di vita nei diversi Paesi di provenienza, perciò non vorrei che quella più grave, cioè la discriminazione da handicap, divenga un falso momento di integrazione.

IL SOLE 24ORE

Paolo Villaggio a Radio 24: «Le Paralimpiadi fanno tristezza, esaltano le disgrazie»
«La paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia». Lo dice l’attore Paolo Villaggio a La Zanzara su Radio 24. «Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle – dice ancora Villaggio a Radio 24 – io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un po’ fastidioso, non è divertente». Poi Villaggio continua: «Ce n’è una, cieca, che fa i duecento metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre col bastone». «La mia non è crudeltà – prosegue Villaggio – ma è crudele esaltare una finta pietà. Questo è ipocrita. Sembrano olimpiadi organizzate da De Amicis con dei ‘personaggini’».

IL GIORNALE

Paolo Villaggio sulle paraolimpiadi di Londra: “Una esaltazione delle disgrazie”
Fantozzi non usa mezzi termini: “Le Paralimpiadi di Londra sembrano una specie di riconoscenza o esaltazione della disgrazia, fanno tristezza”

Le Paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia”.
Non usa mezzi termini Paolo Villaggio per definire la manifestazione sportiva di Londra. Nel corso del programma La Zanzara su Radio24, Fantozzi rincara la dose: “Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle, io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un po’ fastidioso, non è divertente“.
Secondo l’attore italiano, “ce n’è una, cieca, che fa i 200 metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre con il bastone. La mia non è crudeltà ma è crudele esaltare una finta pietà. Questo è ipocrita. Sembrano Olimpiadi organizzate da De Amicis con dei “personaggini”".
Le parole di Villaggio hanno scatenato la reazione di Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico. “Le parole di Villaggio si commentano da sole. Prima di parlare in questi termini dovrebbe farsi un giro a Londra, stringere le mani di questi atleti che con le loro storie hanno molto più da insegnare di quanto non faccia lui”, ha commentato Pancalli.
Che poi ha aggiunto: “A me fa tristezza ascoltare le sue parole. Lui non guarda le Paralimpiadi? Ce ne faremo una ragione. Siamo in un Paese libero e lui può dire quello che vuole, ma le sue parole sono offensive nei confronti delle persone che fanno e vivono lo sport
“.

Olimpiadi e Paralimpiadi, tra inclusione e discriminazione

Se pensiamo che il modello olimpico originario era quello di limitare la partecipazione ai Giochi ai “maschi, bianchi, normodotati”, sicuramente Londra 2012 ha rappresentato un momento molto importante per la lotta alla discriminazione. Tra l’altro le donne sono diventate quasi la metà dei partecipanti, sebbene non nelle strutture decisionali e le teorie razziste sugli atleti “neri” sono state ridicolizzate, anche perché atleti e atlete neri hanno vinto medaglie in competizioni considerate in passato “riservate” ai bianchi.

Giochi Olimpici e discriminazioni: Mauro Valeri, sociologo che dirige l’Osservatorio sul razzismo nel calcio ed autore di “Stare ai giochi”, oltre che di svariate altre pubblicazioni sul rapporto tra sport e razzismo, fa un bilancio delle Olimpiadi di Londra dal punto di vista delle discriminazioni (nei confronti di disabili, donne, etnie, intersessuali, ecc.) ed avanza alcune proposte per le Paralimpiadi:

Le Paralimpiadi sono una grande opportunità, sportiva e sociale, per molti atleti con disabilità e anche per far riflettere sulla loro/nostra “normalità” su cui spero che inizi un ripensamento più profondo. Ma è necessario un ulteriore passaggio: prevedere che alcune gare riservate ad atleti con disabilità vengano inserite all’interno dei Giochi Olimpici contribuendo al medagliere generale. E’ un modello che ritengo maggiormente integrativo.

Lintervista alla pagina: Il grande colibrì

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3 Risposte a “Paralimpiadi: opinioni a confronto”

  1. maddalena scrive:

    Buongiorno sig.ra Nicoletta,
    l’occhio bionico australiano al momento ha permesso alla signora, su cui è stato impiantato di vedere dei lampi di luce,è il primo in Australia, non nel mondo come in modo rindondante scrivono i giornali.A Pisa il dottor Stanislao Rizzo ha già impiantato i chip sulla retina chiamati Argus II con 60 elettrodi che permettono di vedere le sagome degli oggetti e di orientarsi.Ho avuto,a maggio, l’ocasione di incontrare il dottor Rizzo che mi ha spiegato che nonostante ci sia a breve l’argus III con 600 elettrodi, a Pisa hanno preferito inniziare ad impiantare su dei pazienti l’argus II per affinare la tecnica chirurgica e per capire gli esercizi per il paziente affinchè impari ad usare la nuova tecnologia,per ora l’ospedale ha comprato 12 prototipi argus II ma dal 2015 cominceranno ad impiantare l’argus III.Questa “retina artificiale” si rivolge a pazienti con RP, completamente ciechi ma che abbiano avuto esperienza di visione per almeno 10 anni e con nervo ottico funzionante.Anche in europa l’università di Tubigen ha preparato un chip che viene impiantato sotto la retina e che prende gli impulsi luminosi e spedisce gli impulsi elettrici al nervo ottico senza bisogno di telecamera ,mentre per l’argus II c’è una telecamera sugli occhiali che manda in modalità wireless gli impulsi luminosi,al chip impiantato sopra la retina, che poi li trasferisce in impulsi elettrici al nervo ottico.Il sistema tedesco al momento è già stato impiantato su diversi pazienti a livello di trials, per cui dopo 6 mesi è stato rimosso,ma in un prossimo futuro sarà terapia di routine.

  2. maddalena scrive:

    per quel che riguarda le paraolimpiadi, a mio avviso ,sarebbe auspicabile per il futuro,che le persone con handicap possano partecipare alle olimpiadi,magari ci potrebbero essere differenti categorie,(come accade per il pugilato),in questo modo ci sarebbe maggiore integrazione e anche più visibilità e opportunità di far capire che i disabili possono essere atleti come i normodotati e che come per i normodotati tramite allenamento ed eventuali ausili possono a seconda delle loro capacità e personalità e grinta avvicinarsi allo sport agonistico a loro adatto.

  3. UCE scrive:

    Buongiorno sig.ra Nicoletta,
    L’operazione di cui scrive è avvenuta in Australia, dove alcuni medici
    hanno impiantato il prototipo di un occhio bionico su una paziente
    affetta da retinite pigmentosa. L’intervento, ancora in fase
    sperimentale, è avvenuto nell’ospedale per gli occhi e le orecchie di
    Melbourne. Il congegno è stato progettato, costruito e testato da
    un’equipe del Bionics Institute ed è stato inserito dalla specialista
    oculistica Penny Allen. La terremo informata sugli ulteriori sviluppi
    sia in campo medico che scientifico. Ci auguriamo che, appena conclusa
    la fase sperimentale, l’intervento si possa effettuare anche in
    Italia. Saluti UCdE

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