15 06 2011

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Marco Bongi – vice presidente Unione Ciechi d’Europa

Marco Bongi, non vedente a causa della retinite pigmentosa, laureato in Giurisprudenza, nel 1989 ha fondato l’Associazione Piemontese Retinopatici ed Ipovedenti di cui è presidente, ha lavorato nel campo dell’informatica e ha insegnato diritto ed economia in un istituto superiore di Torino. È un socio fondatore dell’Unione Ciechi d’Europa, nonché vice presidente. Autore di diversi libri tra cui “Sulla punta delle dita” e “Non ti posso vedere”.

Quali sono gli obiettivi primari dell’Unione Ciechi d’Europa?
Il primo obiettivo è l’affermazione del principio del pluralismo associativo, cioè che come tutti i cittadini anche i disabili visivi abbiano la possibilità di riunirsi in una libera associazione, e che le varie associazioni ottengano una parità di diritti. Speriamo che in questo momento in cui si sta modificando lo Stato sociale ci sia maggiore attenzione nei confronti della nostra categoria, anche attraverso azioni concrete, più che concentrarsi su grandi cambiamenti, puntando sulla qualità dei servizi.

Lei è anche responsabile Uce per il Piemonte, ci può descrivere la situazione nella sua Regione?
In Piemonte, dopo anni di lotta, si è finalmente affermato il principio del pluralismo, anche attraverso l’azione dell’Associazione Piemontese Retinopatici ed Ipovedenti, che da vent’anni rappresenta la categoria. Mi auguro che con la nascita dell’Unione Ciechi d’Europa, questo pluralismo che siamo riusciti ad affermare a livello locale si possa estendere anche a livello nazionale.

Per quanto riguarda la formazione?
Anche in questo settore è importante che si affermi il principio pluralismo, occorre maggior equilibrio tra le associazioni che si occupano di formazione dei disabili, crediamo che le concessioni previste dalla legge 379 del 93 (Concessione di un contributo annuo dello Stato all’Unione italiana ciechi, con vincolo di destinazione all’Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione ed all’Istituto europeo ricerca, formazione, orientamento professionale) vadano estese anche ad altre realtà, come ad esempio lo Ierfop (Istituto Europeo Ricerca e Formazione Professionale Onlus) e altre istituzioni che si occupano di formazione nel campo della disabilità sul piano nazionale.

“L’obiettivo primario è l’affermazione del principio del pluralismo.”

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Un Commento a “Marco Bongi – vice presidente Unione Ciechi d’Europa”

  1. giuseppe scrive:

    in qualità di vice commissario regionale per la sardegna, sposo appieno l’analisi del dr bongi sul pluralismo. è tempo che i criteri di ripartizione vengano finalmente modificati, ad esempio bisogna uscire dal concetto di “associazione” e di “associazione storica”, perchè la presenza da ottant’anni nello senario associativistico italiano non comporta di per sè, la garanzia che le associazioni storiche svolgano in maniera equilibrata e soddisfacente, il proprio compito. anzi ritengo che la “sicurezza” di essere il punto di riferimento morale ed economico dello stato, possa generare lassismo e menefreghismo da parta di chi ha la certezza dell’assistenza a prescindere da ciò che produce.
    uno stato veramente paritario, non permetterebbe mai che, in un mercato di libera concorrenza, la stragrande maggiornaza dei fondi messi a disposizione dei non vedenti debbano passare tutti da un unico veicolo, penso sia compito dello stato verificare e premiare chi svolge progetti di vera utilità sociale e premiarli in maniera diretta. costringere enti che lavorano al di fuori della galassia dell’unione italiana ciechi, a rivolgersi a questa istituzione per avere fondi e quanto meno umiliante, oltre che manchevole dei principi di uguaglianza e pari opportunità.
    è ora che sia i ciechi che lo stato si siedano ad un tavolo e comincino a prendersi la responsabilità di riformare la figura del non vedente di modo che il mondo politico possa avere maggiore fiducia nei confronti di tutti i disabili visivi e non soltanti di quelli che fino ad oggi si son presi l’onere e l’onore di rapresentare la suddetta figura contribuendo allo sviluppo dei propri tesserati ma non certo di tutti i disabili.

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